“Tu che ti sei appressato alla ‘Scienza dei Maghi’, sii forte abbastanza per questa conoscenza: Tu non sei vita in te. Tu non esisti. ‘Mio’, non puoi dirlo di nulla. La Via, non la possiedi – è essa che ti possiede. La soffri. Ed è un miraggio, che questo fantasma di ‘io’ possa sussistere immortale al disfarsi del corpo, quasi che tutto non ti dicesse che la correlazione con questo corpo gli è essenziale, che un malessere, un trauma, un accidente qualsiasi hanno un’influenza precisa sulle facoltà sue, per ‘spirituali’ e ‘superiori’ che esse siano!
“Ed ora distogliti da te, discendi oltre la soglia, in ritmi di analogia-sensazione, sempre più giù nelle oscure profondità della forza che regge il corpo tuo.
“Qui essa perde nome ed individuazione. Allora sarà la sensazione di tale forza che si allarga a riprendere ‘me’ e ‘non-me’, a pervadere tutta la natura, a sostanziare il tempo, a trasportare miriadi di esseri come se fossero ebbri o ipnotizzati, riaffermandosi in mille forme, irresistibile, selvaggia, priva di limiti, arsa da una eterna insufficienza e privazione.
“’Ciò è’ – così pensa. Se questo sapere a te ti riconduce, e, ghiacciato da gelo mortale, senti l’abisso aperto: ‘In ciò io sono’ – tu qui hai conseguito la CONOSCENZA DELLE ‘ACQUE’.” (Abraxa, Conoscenza delle acque, in Introduzione alla Magia, a cura del Gruppo di Ur)
Magia e Scienza riguardano ambiti completamente diversi e non c’è alcun rapporto di continuità tra di loro. Apparentemente entrambe hanno come obiettivo la conoscenza, ma con intenti diversi: il progresso dell’umanità per la seconda, il potere individuale per la prima. Intenti del tutto teorici, sia chiaro, se è vero che spesso entrambe sono strumenti nelle mani di potentati superindividuali, economici o politici. Come ciò accada alla scienza è risaputo, mentre più oscuro appare a volte il ruolo della Magia.
Se nelle logge massoniche si praticano rituali che discendono dalla tradizione esoterica, è perché i rituali magici hanno come scopo l’ottenimento del potere, lo stesso che i massoni vogliono esercitare sulla società umana. Gli adepti non sono bizzarri praticanti di discipline occulte, ma ingegneri, imprenditori, banchieri e politici. Il rituale magico ha lo scopo di suggestionare e convincere che si dispone di una forza immateriale ma reale, in grado di cambiare se stessi e il mondo. L’aspetto meno democratico e più concreto della magia è questa pratica che sospende il giudizio autocritico e che disprezza l’idea di collettività. Parlo, chiaramente, di Magia occidentale, ma in termini più generali la Magia è comunque questo.
La differenza tra Magia bianca e nera, la prima che concepisce il potere solo come potere su di sé e a scopo di bene, la seconda che pratica invece la ricerca di un potere assoluto sugli altri, è meno netta di quanto possa sembrare. Chi controlla la propria sensibilità, chi elimina da sé la vulnerabilità emozionale, può sì farlo nel pieno disprezzo di ciò che potrebbe ottenere materialmente dalla propria autodisciplina, ma ciò non toglie che tra l’ascetica consapevolezza e l’uso del proprio autocontrollo per dominare gli altri c’è solo la differenza di una diversa decisione, di un sì o di un no. Lo stato che producendo un ordigno nucleare ne afferma la necessità per garantirsi la pace non si pone forse in una situazione analoga? Un futuro presidente a cui siano affidati pieni poteri potrà trasformare il bene in male con la semplice pressione, immaginaria, di un tasto. Il male quindi sta già nella potenza irrealizzata del bene.
Come spesso accade nella Magia, la dimostrazione dei suoi complessi principi si capisce
facilmente dalle sue pratiche popolari. Filtri d’amore, pratiche per il malocchio e quant’altro hanno come scopo l’ottenimento di un potere su qualcun altro. Anche la semplice divinazione, dalla lettura dei tarocchi agli oroscopi, persegue il potere più grande di tutti: quello di conoscere in anticipo la propria vita. Potere assai meno innocuo di quanto si vorrebbe credere.
Il testo di Abraxa citato (Abraxa è il soprannome di un eminente studioso di esoterismo vissuto nel novecento) è uno degli esempi più affascinanti di una ricerca di sé tramite le pratiche magiche che molto si avvicina alle forme di meditazione più pure. L’annullamento dell’io è allontanamento dai propri desideri, ed è un tentativo, difficile, di esorcizzare il rischio di un uso improprio dei poteri che si potranno acquisire con le pratiche. Per chi si chiedesse che cosa ci sia, in fondo, di reale in questi poteri, risponderò che, per quanto risulta dai miei poveri studi, non c’è assolutamente nulla di reale, se non la forza della suggestione. Ma tanto basta, per la magia, che non ricerca la verità e la realtà, ma l’ottenimento puro e semplice di risultati concreti. E questo spiega l’impiego di queste pratiche da parte della massoneria.












